L’agroalimentare italiano si prepara a chiudere il 2025 con numeri da primato, confermandosi uno dei pilastri più solidi e identitari del Made in Italy. Nei primi undici mesi dell’anno, le esportazioni del settore hanno raggiunto quota 67 miliardi di euro, con una crescita attorno al +5% su base annua. Un ritmo che, se confermato anche nell’ultimo scorcio dell’anno, potrebbe spingere il valore complessivo dell’export fino a sfiorare i 73 miliardi di euro, segnando un nuovo massimo storico.
Un risultato che va oltre il dato economico e racconta una domanda internazionale sempre più orientata verso qualità, tracciabilità e identità territoriale, elementi che da sempre distinguono le produzioni italiane sulle tavole del mondo.
Dalla tavola italiana ai mercati globali
A trainare la crescita sono alcuni simboli del gusto italiano: formaggi stagionati, salumi di alta gamma, prodotti da forno, conserve, frutta fresca e caffè, con performance particolarmente positive in Nord America, Europa e mercati asiatici ad alto potenziale. La forza del comparto risiede nella capacità di unire tradizione artigianale e filiere strutturate, mantenendo standard qualitativi elevati anche su grandi volumi.
Parallelamente, il mercato interno mostra segnali di ripresa: i consumi alimentari crescono in quantità e valore, sostenuti da una rinnovata attenzione verso prodotti di origine controllata e filiere certificate.
Nonostante un contesto globale complesso – tra inflazione dei costi, tensioni geopolitiche e cambiamenti climatici – l’agroalimentare italiano dimostra una resilienza superiore alla media. Il valore aggiunto agricolo continua a crescere, mentre l’industria alimentare registra incrementi significativi della produzione, sostenuta anche dagli investimenti in innovazione, sostenibilità e digitalizzazione.
Le criticità restano: dal reperimento della manodopera alla volatilità delle materie prime. Ma le imprese rispondono con strategie sempre più orientate alla premiumizzazione dell’offerta, alla diversificazione dei mercati e al rafforzamento del brand Italia.
Il Made in Italy come leva strategica
Il successo dell’agroalimentare non è solo economico, ma culturale. Le denominazioni DOP e IGP, le filiere territoriali e la narrazione del prodotto diventano strumenti centrali per difendere valore e competitività. In un mercato globale che cerca autenticità, il cibo italiano si afferma come linguaggio universale di stile, benessere e qualità della vita.
Se il trend verrà confermato, il 2025 potrebbe rappresentare un punto di svolta definitivo, consacrando l’agroalimentare come uno dei settori più forti e strategici del Made in Italy, al pari della moda, del design e del lusso.

