Nel 2025 il vino europeo attraversa una fase di rallentamento che non ne mette in discussione il ruolo centrale sui mercati internazionali. Nei primi dieci mesi dell’anno, le esportazioni dell’Unione Europea hanno raggiunto 13,78 miliardi di euro, registrando una flessione del 4% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un dato che riflette un contesto globale più complesso, segnato da tensioni geopolitiche, politiche commerciali più rigide e un’evoluzione profonda nei consumi.
A incidere maggiormente è il rallentamento delle vendite verso gli Stati Uniti, storicamente primo mercato extra-europeo per il vino UE. L’introduzione di nuovi dazi e un clima di incertezza commerciale hanno spinto importatori e distributori americani a una maggiore prudenza, riducendo ordini e volumi. Parallelamente, il consumatore statunitense appare più selettivo, meno orientato al consumo frequente e più attento al valore percepito.
Il fenomeno non è isolato. Nei mercati maturi si beve meno vino, ma lo si sceglie con maggiore consapevolezza. Il vino evolve da prodotto di consumo a bene culturale ed esperienziale, premiando etichette iconiche, denominazioni storiche e produzioni capaci di raccontare territorio e identità. In questo scenario, le fasce premium mostrano una tenuta superiore rispetto ai vini generalisti, più esposti alle dinamiche di prezzo.
All’interno dell’Europa, il quadro resta articolato. Regno Unito e Svizzera continuano a garantire stabilità, mentre Stati Uniti e Asia mostrano maggiore volatilità. Francia e Italia restano i pilastri dell’export comunitario, ma con strategie sempre più orientate al valore: l’Italia beneficia della forza degli spumanti, la Francia consolida il posizionamento del lusso enologico.
Il 2025 non segna dunque un arretramento strutturale, ma una fase di transizione. La sfida per il vino europeo non è aumentare i volumi, bensì rafforzare il posizionamento, intercettando un pubblico globale più attento, colto e sensibile ai temi di qualità, sostenibilità e autenticità.
In un mondo che cambia, il vino europeo resta un simbolo riconosciuto di stile e cultura. Il rallentamento dell’export ne ridisegna le traiettorie, ma non ne intacca il valore.

