Nel cuore del territorio del Lugana, a pochi passi dalle rive scintillanti del Lago di Garda, la Cantina Ottella non è più soltanto un luogo dove il vino nasce e si affina: si è trasformata in un vero crocevia di linguaggi visivi e creativi.
L’esperienza di visita si apre tra i filari, dove il paesaggio si correla con l’arte. Qui, opere di grande personalità — come la scultura in corten Arco Casalino di Mauro Staccioli e la sfera metallica di Beppe Bonetti, vista alla Biennale di Venezia — dialogano con la natura, segnando il territorio con punti di vista poetici e dissonanti.
Questa inclinazione verso l’estetica non è una novità accidentale: la famiglia Montresor, visionaria nel combinare vino e cultura già negli anni passati, ha raccolto nel tempo opere di maestri italiani e internazionali, anticipando tendenze e promuovendo intelligenze creative sin dai primi anni di carriera degli artisti.
Oggi Ottella si pone come uno spazio ibrido, dove l’architettura contemporanea della cantina — completata nel 2022 — diventa “contenitore” e palcoscenico di narrazioni visive che attraversano installazioni, sculture e opere di spessore.
Ma il progetto va oltre i confini delle mura aziendali. La cantina ha infatti sostenuto iniziative culturali come il Premio d’Arte Contemporanea Ottella e collaborazioni con istituzioni come la Galleria d’Arte Moderna “Achille Forti” di Verona, contribuendo ad arricchire collezioni pubbliche e promuovere relazioni durature tra territorio e sistema dell’arte.
In un’area che è già costellata di proposte culturali — dalle grandi mostre diffuse lungo le sponde del Garda alle esperienze di fotografia e arte pubblica — la proposta di Ottella offre una prospettiva inedita: quella di un paesaggio che diventa palcoscenico visivo, dove il vino, la natura e la contemporaneità si incontrano e si riflettono l’uno nell’altro.
Così il visitatore non arriva soltanto per degustare un Lugana ben affinato, ma per vivere un’esperienza estetica immersiva, dove ogni opera, ogni volume e ogni luce invitano a guardare oltre — ai confini fluidi tra arte, cultura e identità territoriale.

