Nel cuore di La Morra, tra i filari autunnali delle Langhe, riapre al pubblico il Museo Renato Ratti del Barolo e dei Vini d’Alba, completamente rinnovato dopo un attento restauro del Monastero dell’Annunziata di Marcenasco. Un luogo che unisce cultura, memoria e innovazione, dedicato a uno dei protagonisti più visionari dell’enologia italiana.
Il nuovo allestimento accompagna il visitatore in un viaggio sensoriale e narrativo.
Al piano terra, tre sale raccontano la vita e l’eredità di Renato Ratti – l’uomo che ha rivoluzionato il Barolo introducendo la classificazione dei cru, valorizzando le differenze di annata e rilanciando la storica bottiglia Albeisa.
Nel piano sotterraneo, le antiche cantine del monastero diventano teatro di un’esperienza multimediale: strumenti del mestiere convivono con installazioni interattive e mappe digitali dei vigneti, dove tradizione e tecnologia si fondono per dare voce al territorio.
Il progetto di riqualificazione – sostenuto dal Comune di La Morra, dalla Regione Piemonte, dalla Fondazione CRC e dalla Cantina Ratti – ha restituito al pubblico un bene storico di pregio, garantendo accessibilità, sostenibilità e nuovi spazi per eventi e didattica.
Un investimento complessivo di oltre due milioni di euro ha permesso di consolidare le strutture, restaurare gli affreschi e installare un ascensore panoramico che collega tutti i livelli del complesso.
Nato a Villafalletto nel 1934 e formatosi alla Scuola Enologica di Alba, Ratti seppe fondere rigore tecnico e visione culturale. Dopo un’esperienza in Brasile, tornò in Langa per fondare la sua cantina nel Monastero di Marcenasco: da lì nacque una nuova idea di vino, inteso come racconto del territorio e ambasciatore del gusto italiano nel mondo.
Il museo ne ripercorre le tappe, ma anche il pensiero: la capacità di innovare senza dimenticare le radici.
Con la riapertura del Museo Renato Ratti, le Langhe aggiungono un tassello prezioso alla propria identità culturale e turistica. Un luogo di incontro dove la memoria del vino dialoga con il presente, celebrando la capacità italiana di trasformare l’eccellenza in cultura.

