L’Italia dispone di un patrimonio enogastronomico tra i più ampi e riconosciuti al mondo: vini, oli, formaggi, prodotti Dop-Igp raccontano i territori e costituiscono una leva importante per attrarre flussi turistici. Secondo il rapporto “Il turismo Dop” della Fondazione Qualivita, lo sviluppo di 585 iniziative legate a 597 prodotti di qualità agroalimentare richiede «una governance riconosciuta e strategica» per trasformare questo potenziale in turismo integrato.
Eppure, nonostante questi numeri, in Italia si registra una carenza strutturale nella regia complessiva del turismo enogastronomico: non c’è ancora una legge quadro dedicata, non esiste piena armonizzazione tra livelli nazionali e locali, e rimangono lacune nella definizione di ruolo di attori come consorzi, enti territoriali, operatori. I dati recenti dell’Osservatorio Telepass Osservatorio‑Moveo rilevano oltre 6,5 milioni di ricerche online legate al turismo gastronomico nel 2024, con un aumento del +10% rispetto all’anno precedente.
Le opportunità
- Il turismo enogastronomico è ormai motivo principale di viaggio per una quota crescente di turisti italiani e stranieri. In un articolo de La Repubblica si segnala che circa il 38% dei visitatori vede nel vino la ragione principale per scegliere l’Italia.
- Le produzioni tipiche consentono di valorizzare territori meno noti, promuovendo una destagionalizzazione e un ripensamento dei flussi turistici (passando dal classico “sole & mare” ad esperienze autentiche nei borghi).
- Il settore genera impatto occupazionale e reddituale: secondo un report, il turismo enogastronomico muove oltre 40 miliardi di euro all’anno e impiega oltre 114 mila addetti direttamente.
Le criticità
- Mancanza di coordinamento nazionale: se è forte l’offerta regionale e locale, manca una visione unitaria che faccia da filiera integrata tra agricoltura, cultura, ospitalità e promozione.
- Il divario Nord-Sud: il rapporto Qualivita evidenzia che nel Mezzogiorno l’implementazione delle reti territoriali legate ai prodotti di qualità resta debole.
- Rischio di “food-ification” del turismo: ossia la riduzione dell’esperienza al solo “mangiare bene”, senza che questo sia accompagnato da strutture, formazione, infrastrutture e servizi coerenti.
- Competenze e figure professionali: la crescente domanda di esperienze richiede nuove professionalità (product manager, curatori esperienze, guide specializzate) che spesso non trovano adeguato riconoscimento.
Quali sono le mosse necessarie?
- Legge quadro sul turismo enogastronomico: come indicato sia dal ministro che dal rapporti di settore, occorre definire un quadro normativo che stabilisca ruoli, obiettivi, risorse e coordinamento tra Ministeri (Turismo, Agricoltura), Regioni e stakeholder.
- Rafforzamento delle reti territoriali: valorizzare le eccellenze dei singoli territori creando itinerari riconosciuti, percorsi esperienziali, logiche di rete tra aziende agricole, ristorazione, ricettività, artigianato.
- Formazione e qualificazione professionale: sviluppare percorsi formativi per figure chiave del turismo enogastronomico, in modo da garantire qualità del servizio e consistenza dell’esperienza.
- Promozione e marketing integrato: unire agricoltura, produzione alimentare, paesaggio e ospitalità in un brand Italia forte, raccontando storie del gusto e del territorio.
- Monitoraggio e governance dei flussi: gestire i flussi turistici in modo sostenibile, evitare sovraccarichi in territori fragili, e integrare turismo, comunità locali e sostenibilità ambientale.
Il patrimonio enogastronomico dell’Italia è un asset straordinario, che può davvero svolgere funzione di leva turistica, di sviluppo locale e di rafforzamento del brand Paese. Tuttavia, senza una governance strategica, senza un sistema che metta in rete produzione, ospitalità, territorio, promozione e formazione, si rischia che questo potenziale resti disperso o sfruttato in modo frammentato, con ricadute diseguali tra regioni.
Occorre dunque un salto di sistema: non solo “mangiamo bene” ma “viaggiamo bene”, “impariamo bene” e “valorizziamo bene” il gusto del territorio.

