Nel corso dei primi sei mesi del 2025, il mercato mondiale del vino ha mostrato segni di cedimento, registrando una flessione complessiva del 2,3 % in termini di valore, attestandosi a circa 16,7 miliardi di euro. Il volume scambiato è diminuito dell’3,7 %, arrivando a 4,6 miliardi di litri, con un prezzo medio che resta intorno a 3,57 euro al litro.
Questi dati emergono dalle elaborazioni doganali veicolate dall’Organizzazione Interprofessionale del Vino di Spagna (OIVE), che analizzano i flussi commerciali globali del comparto vitivinicolo.L
La contrazione ha investito varie tipologie di prodotto:
Il vino imbottigliato, segmento più rilevante nel commercio internazionale, segna un -3,1 % in valore e un -4,8 % in volume, perdendo circa 366,8 milioni di euro e 119,4 milioni di litri rispetto al primo semestre del 2024.
Gli spumanti subiscono un calo più contenuto: -0,3 % in valore e -0,4 % in volume, con una perdita modesta (13 milioni di euro e 2 milioni di litri).
I vini sfusi mostrano una certa resistenza, ma comunque inarea negativa: -0,4 % in valore e -2,4 % in volume.
Il segmento dei bag-in-box non è esentato: -1,0 % in valore e -5,3 % in volume.
Gli Stati Uniti confermano il loro ruolo di primo importatore mondiale, con acquisti pari alla cifra stimata di 3,2 miliardi di euro (+6,5 % rispetto ai primi sei mesi del 2024). Tuttavia, i dati trimestrali mostrano una tendenza discendente ad aprile, maggio e giugno, che alimenta preoccupazioni per la seconda metà dell’anno.
Altri mercati mostrano comportamenti differenziati: il Regno Unito registra un calo del 5,4 % in valore, mentre la Germania cresce del 6,9 %; il Giappone beneficia delle importazioni di spumanti (+14,6 %).
A livello volumetrico, la Germania guida le importazioni con 647,9 milioni di litri (-1,1 %), seguita dagli Stati Uniti (645,4 milioni di litri, +1,9 %) e dal Regno Unito (551,9 milioni di litri, -6,4 %). L’Italia entra in negativo con un saldo pesante: 129,2 milioni di litri, in calo del 28,5 %.
Il 2024 era stato un anno da record per molte aziende vinicole, e il 2025 sta mettendo in luce difficoltà legate alla ripartenza dei consumi e all’incertezza economica. La mossa più rilevante è l’introduzione, da parte degli Stati Uniti, di dazi al 15 % sui vini europei (attivi da agosto 2025), che rischiano di pesare sulla competitività dei vini europei nei mercati d’oltreoceano.
In Italia, pur in un contesto complesso, il 2024 si è chiuso con un export record: 8,136 miliardi di euro (+5,5 % sul 2023), con 21,7 milioni di ettolitri spediti all’estero. Gli Stati Uniti rappresentano circa il 24 % delle esportazioni italiane.
Per il 2025, le stime indicano una vendemmia in crescita: circa 47,4 milioni di ettolitri (+8 % rispetto al 2024), con una qualità delle uve giudicata promettente. Tuttavia, il mercato resta fragile, con domanda incerta, giacenze elevate e pressioni tariffarie.
Il quadro emerso all’inizio del 2025 rimane carico di incertezze. Le tensioni commerciali internazionali, l’erosione del potere d’acquisto nei mercati consumatori e la competizione fra paesi produttori sono elementi da monitorare.
L’Italia, nonostante il rallentamento nelle esportazioni in alcuni mercati, mantiene punti di forza sostanziali: la qualità del prodotto, lo sviluppo del biologico e la capacità di penetrazione in mercati extra‑UE.
Molti attori del settore stanno guardando alla diversificazione dei mercati, all’innovazione in logistica e packaging, nonché a un più forte ricorso all’e-commerce come canale di mitigazione del rischio tariffario.
Se da un lato la crisi segnala una fase di assestamento, dall’altro potrebbe favorire un’evoluzione verso produzioni a maggior valore aggiunto e una maggiore selezione dell’offerta.

