Con la vendemmia praticamente alla fine, il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani delinea un quadro produttivo ed economico improntato a prudenza, qualità e visione internazionale. Una vendemmia che arriva in un contesto di rallentamento del commercio globale, pressioni valutarie e tensioni geopolitiche, che impongono una gestione attenta non solo del vigneto, ma anche delle denominazioni.
“Siamo a fine vendemmia – spiega il direttore del Consorzio, Andrea Ferrero –. Le condizioni climatiche sono state favorevoli e ci aspettiamo una qualità molto alta. I volumi sono nella media: né eccedenti né carenti”.
Il Consorzio ha deliberato una riduzione del 10% delle rese per alcune denominazioni, tra cui Langhe Nebbiolo e Barbera d’Alba. Una misura che non risponde tanto a motivi agronomici, quanto alla necessità di contenere l’offerta per salvaguardare il posizionamento dei vini sul mercato.
“Abbiamo scelto di ridurre le rese per tutelare il valore delle nostre denominazioni – afferma Ferrero –. Il Langhe Nebbiolo sta crescendo in modo esponenziale e oggi è la nostra seconda denominazione per volumi, con oltre 9 milioni di bottiglie. Ma quantità e reputazione devono viaggiare insieme”.
L’esportazione, da sempre pilastro economico per le denominazioni piemontesi, vive una fase di incertezza. I dazi imposti dagli Stati Uniti – ancora oggetto di ricorso – potrebbero avere ripercussioni sui flussi commerciali. Gli USA rappresentano il primo mercato di riferimento per Barolo e Barbaresco.
“I dazi, se confermati, avranno un impatto significativo – osserva Ferrero –. Ma la situazione è aggravata da altri fattori: la
svalutazione colpisce il potere d’acquisto a livello globale, e le incertezze geopolitiche rallentano gli scambi. I veri effetti si vedranno nei prossimi 6-7 mesi, perché al momento gli importatori avevano fatto scorte in anticipo”.
L’attenzione del Consorzio si sposta oggi su mercati emergenti ad alto potenziale, come Brasile, Singapore, Corea del Sud e Thailandia. Paesi dove il vino italiano gode di una buona percezione e dove cresce anche l’attrattività turistica del Piemonte.
“Il Brasile può diventare un mercato fondamentale – spiega Ferrero –. A San Paolo c’è una fascia di consumatori alto-spendenti che inizia ad apprezzare i nostri vini. Ma la crescita deve essere accompagnata da strategie mirate e da una conoscenza profonda delle dinamiche distributive”.
Il caso della Cina resta emblematico: per anni considerata il “nuovo Eldorado”, oggi richiede un approccio più selettivo. “Le dinamiche sono cambiate: Hong Kong non è più la porta d’accesso alla Cina come un tempo. Oggi guardiamo con attenzione a Singapore, che sta diventando l’hub asiatico per l’alto di gamma”.
Nel contesto di ridefinizione del portafoglio vitivinicolo, il Dolcetto e la Barbera evidenziano criticità. In particolare, la Barbera soffre di un crollo dei prezzi in alcune aree, con quotazioni che scendono fino a 40-50 centesimi al chilo (fonte: Camera di Commercio), segnale evidente di difficoltà commerciali e sovrapproduzione.”
Le scelte del Consorzio confermano una linea strategica volta a governare la crescita, piuttosto che subirla. In un contesto volatile, la priorità resta la tutela delle denominazioni e la gestione controllata dell’offerta per sostenere il valore economico dei vini.
La sfida è chiara, consolidare i mercati storici, presidiare quelli emergenti, ma senza perdere la connessione con il territorio e le sue varietà più tradizionali. Perché la reputazione costruita in decenni richiede, oggi più che mai, scelte ponderate e lungimiranti.

