Un progetto agricolo e culturale per produrre vini da vitigni italiani nel cuore dello Stato di San Paolo
A Jundiaí, nello Stato di San Paolo, prende forma un’iniziativa che unisce enologia, memoria e innovazione: si chiama “Vigneto Italia”, ed è un progetto nato per produrre vini brasiliani partendo da barbatelle autoctone italiane, accuratamente selezionate per il clima tropicale.
Il cuore dell’iniziativa batte nella Scuola tecnica Benedito Storani (EtecBest), istituto che da decenni forma tecnici agrari e viticoltori. Qui, in collaborazione con il Centro Paula Souza, è stata avviata da settembre 2025 la coltivazione della varietà Incrocio Manzoni, vitigno sviluppato in Veneto negli anni Trenta, che unisce la robustezza alla versatilità enologica.
Ma “Vigneto Italia” non è solo un progetto agricolo: è anche un ponte culturale tra Italia e Brasile, due Paesi legati da una lunga storia di emigrazione e contaminazione gastronomica. La scelta di Jundiaí non è casuale: la città è uno dei luoghi simbolo dell’emigrazione veneta in Sud America, con profonde radici nella tradizione vitivinicola.
“Non si tratta di replicare l’Italia in Brasile, ma di creare un vino che porti con sé il patrimonio genetico italiano e, insieme, l’identità di questo territorio”, spiegano i promotori del progetto.
L’obiettivo è chiaro: produrre un vino che sappia raccontare una doppia origine. Un prodotto di qualità, destinato a un mercato brasiliano in forte crescita, che nel 2024 ha visto aumentare le importazioni di vino dell’11%, toccando quota 503 milioni di euro.
L’Italia, quarto fornitore estero dopo Cile, Argentina e Portogallo, guarda con interesse a questo mercato, anche alla luce delle possibili aperture legate all’accordo UE-Mercosur. In questo scenario, “Vigneto Italia” potrebbe rappresentare una via originale per consolidare la presenza del vino italiano in Sud America, non solo tramite l’export, ma anche attraverso una produzione condivisa.

