C’è un filo sottile — fatto di terra, memoria e vitigni — che unisce il cuore della Puglia alla sua anima più antica. Quel filo si chiama Via Appia, la “Regina Viarum”, che da Roma giunge fino a Brindisi attraversando paesaggi di pietra, ulivi e vigne. Un anno dopo il riconoscimento ufficiale dell’intero tracciato come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, le cantine brindisine raccolgono l’eredità di questo cammino, trasformando il vino in narrazione del territorio.
Non è solo il vino a raccontare. È il paesaggio stesso, modellato nei secoli da mani contadine e solcato da eserciti, pellegrini e mercanti. A cavallo tra storia e contemporaneità, alcune realtà vinicole del territorio — da Tenute Lu Spada a Cantine Risveglio, passando per Tenute Rubino — hanno scelto di intrecciare l’identità del loro lavoro con la narrazione della Brindisi terminale dell’Appia.
Nascono così passeggiate in vigna con vista sul tracciato romano, degustazioni che accompagnano racconti storici, eventi culturali ispirati all’antico viaggio verso l’Oriente. Un turismo lento, consapevole, che unisce il piacere del gusto alla profondità della scoperta.
L’iniziativa si inserisce in un disegno più ampio: restituire alla Via Appia il suo ruolo centrale non solo nella geografia storica, ma anche nell’immaginario contemporaneo. E in questo, il vino — prodotto simbolo della terra pugliese — diventa veicolo potente. «Non solo prodotto, ma paesaggio da bere, cultura da assaporare», come raccontano alcuni dei produttori coinvolti.
Ogni calice diventa così una mappa sensoriale: di suoli rossi, brezze saline, saperi antichi. Un viaggio nel viaggio, dove il bicchiere si fa bussola di un’identità che ha il sapore dell’accoglienza e il ritmo delle stagioni.
Il riconoscimento UNESCO, avvenuto il 27 luglio 2024, ha rappresentato una svolta anche simbolica. Non solo tutela, ma impulso a nuove forme di racconto del territorio. In questo solco si collocano anche gli eventi di settembre — come AppiaDay 2024, in programma dal 20 al 22 — che vedranno protagoniste le cantine insieme a guide, archeologi e narratori di comunità.
Brindisi, da porto dell’Impero a porto della memoria, si candida così a nuova capitale culturale del Sud, capace di fondere antichità e innovazione, gusto e storia. Con un calice di rosso in mano e un’antica strada sotto i piedi.

