In un giorno che entrerà nella memoria recente del vino italiano, Cristina Mercuri è stata proclamata Master of Wine (MW), diventando la prima donna italiana a conquistare uno dei titoli più prestigiosi, rigorosi e selettivi del panorama enologico internazionale. Il riconoscimento — conferito dall’Institute of Masters of Wine, l’istituto londinese fondato nel 1955 e tra le istituzioni più autorevoli nel settore mondiale — certifica competenze tecniche, profonde capacità analitiche e un’eccellente padronanza dei processi vitivinicoli, dalla vigna al mercato globale.
Il titolo di Master of Wine non è un semplice attestato professionale: è un percorso di studio e applicazione che richiede anni di preparazione, esami scritti e orali, degustazioni alla cieca e la stesura di una tesi di ricerca originale. Con l’ascesa di Mercuri, l’Italia porta a quattro il numero dei suoi detentori di questo riconoscimento — insieme a Gabriele Gorelli, Andrea Lonardi e Pietro Russo — ma per la prima volta una donna entra in questo ristretto club internazionale.
Classe 1982, nata e cresciuta in Toscana e oggi residente a Milano, Cristina Mercuri è fondatrice e CEO di Mercuri Wine Club, realtà che unisce consulenza strategica, formazione e cultura del vino; è anche wine editor per Forbes Italia e giudice internazionale per Decanter. Prima di dedicarsi al vino, ha costruito una carriera come avvocata in studi legali internazionali, con esperienza in fusioni e acquisizioni e diritto della proprietà intellettuale — un background che ha traslato nel rigore metodologico che caratterizza il suo approccio professionale.
La tesi con cui ha completato il percorso verso il titolo si intitola Wine, Women and Fascism: A Visual Analysis of the Representation of Women in Propaganda in Enotria (1922-1942), una ricerca originale basata sulla semiotica visiva e sull’analisi delle copertine della storica rivista italiana Enotria. Lo studio indaga come la rappresentazione femminile nella comunicazione enologica sia stata plasmata dalla propaganda fascista e offre spunti di riflessione su linguaggi, stereotipi e modelli culturali che ancora oggi influenzano il modo di raccontare il vino.
La proclamazione di Mercuri giunge in un momento in cui il vino italiano affronta sfide complesse, tra calo dei consumi e cambiamenti nei mercati globali. La sua visione, orientata all’inclusività, alla formazione e alla modernizzazione della comunicazione del vino, rappresenta uno spunto per un settore in cerca di nuove narrazioni e dinamiche competitive.
La prima Master of Wine italiana ha descritto il proprio titolo come un “oro olimpico” — non solo per il valore personale, ma per la possibilità di aprire nuove strade: «È stato un percorso durissimo, fatto di studio quotidiano e senza scorciatoie. Mi ha insegnato metodo, umiltà e una dedizione totale al lavoro», ha affermato. La sua storia è oggi un simbolo di rigore professionale e di rottura di barriere culturali in un mondo — quello del vino — in cui la parità di genere sta diventando sempre più centrale.

