In Italia il carrello della spesa fatica a riempirsi e il peso del cibo sui bilanci domestici sta diventando sempre più pesante. Secondo dati recenti dell’Istat, i prezzi dei beni alimentari sono aumentati di quasi 25 % tra il 2021 e il 2025, una crescita nettamente superiore rispetto all’inflazione generale che nello stesso periodo si è attestata intorno al 17 % circa. La dinamica — già confermata da Confeuro e Federdistribuzione — evidenzia come, nonostante il dato annuale dell’inflazione complessiva sia modesto (+1 % a gennaio 2026), gli alimentari continuino ad aumentare a un ritmo più che doppio rispetto alla media dei prezzi al consumo.
I rincari più marcati si osservano su prodotti essenziali: vegetali freschi, latte, formaggi e uova mostrano incrementi a doppia cifra negli ultimi anni, con impatti diretti sul budget delle famiglie. Questo trend costringe sempre più nuclei familiari a ridurre quantità o qualità della spesa, orientandosi verso prodotti più economici o categorie di minor pregio per rimanere nei limiti del proprio reddito.
La causa di questi aumenti è multifattoriale: dagli shock energetici legati alla crisi internazionale alle perturbazioni climatiche su produzioni agricole chiave, passando per la volatilità dei mercati delle materie prime, i fattori esterni hanno tutti contribuito a far lievitare i costi di produzione e distribuzione. Ciò si riflette in modo più accentuato proprio sui prezzi dei beni alimentari, rigidamente ancorati a dinamiche globali dai quali è difficile prescindere.
Ma il problema non riguarda solo i consumatori. Gli agricoltori italiani, specie quelli di piccole e medie dimensioni, denunciano una filiera sempre più schiacciata: costi di produzione in aumento senza adeguati margini di ricavo, mentre i prezzi al dettaglio continuano a salire. Questa asimmetria ha spinto l’Antitrust ad avviare un’indagine conoscitiva sulle dinamiche di formazione dei prezzi nella grande distribuzione organizzata, per capire in che misura potere contrattuale e struttura del mercato incidano sulla formazione dei listini.
La composizione stessa dell’inflazione evidenzia una situazione paradossale: nonostante una crescita contenuta dell’indice generale, il carrello della spesa continua ad aumentare, pesando in modo differenziato sui redditi più bassi e ampliando le fasce di vulnerabilità sociale. Sempre più famiglie si trovano costrette a fare rinunce su beni che fino a pochi anni fa erano considerati parte integrante di una dieta equilibrata o della vita sociale quotidiana.
In questo quadro complesso, la fragilità sociale non è solo una questione statistica, ma un fenomeno che si traduce in scelte concrete: aumenti dei discount, tagli ai consumi, e un cambiamento nelle abitudini alimentari che potrebbe avere ripercussioni non solo economiche, ma anche culturali e sanitarie nei prossimi anni.
Se da un lato la crescita dei prezzi riflette dinamiche globali difficili da controllare, dall’altro la risposta delle politiche pubbliche e la riforma delle filiere produttive e distributive appaiono sempre più necessarie per mitigare l’impatto sui bilanci familiari e garantire equità nei consumi.

