Non fa rumore, ma continua a macinare risultati. Il Prosecco si conferma anche nel 2025 uno degli asset più solidi del Made in Italy agroalimentare, capace di crescere in quantità e di difendere il valore in un contesto internazionale tutt’altro che semplice. Nei primi nove mesi dell’anno, il comparto legato alle bollicine venete registra un incremento delle esportazioni pari a +5% in volume e +1% in valore, numeri che raccontano una dinamica di mercato più profonda della semplice moda.
In un momento in cui i consumi globali di vino mostrano segnali di rallentamento e i costi lungo la filiera restano sotto pressione, il Prosecco dimostra una qualità sempre più rara: la continuità. Non solo cresce, ma lo fa con equilibrio, senza strappi, mantenendo una presenza capillare nei mercati chiave e una forte riconoscibilità del brand territoriale.
Un modello che funziona
Alla base di questi risultati c’è un sistema produttivo ormai maturo, che ha saputo industrializzare senza snaturare, crescere senza perdere identità. Le denominazioni legate al Prosecco – tra DOC e DOCG – rappresentano oggi un modello di filiera integrata in cui volumi, qualità e posizionamento convivono. Una formula che si rivela vincente soprattutto all’estero, dove le bollicine italiane continuano a essere percepite come accessibili, versatili e trasversali ai momenti di consumo.
Il Veneto resta il baricentro di questo ecosistema: una regione che da sola pesa per una quota rilevante dell’export vinicolo nazionale e che, grazie agli spumanti, riesce a compensare le difficoltà di altri segmenti del vino europeo.
Più bottiglie, meno euforia
Il dato sull’aumento dei volumi, più marcato rispetto a quello del valore, racconta anche un mercato che si sta normalizzando dopo gli anni dell’euforia post-pandemica. Il Prosecco non punta a una corsa al rialzo dei prezzi, ma a una presenza stabile e diffusa, capace di intercettare nuovi consumatori senza perdere quelli storici.
Una strategia che guarda lontano e che si riflette anche nelle scelte di sostenibilità, nella gestione delle rese e in una comunicazione sempre più orientata al racconto del territorio piuttosto che alla sola performance commerciale.
La bolla che resiste
In un panorama internazionale segnato da tensioni geopolitiche, nuove barriere commerciali e cambiamenti nei gusti dei consumatori, il Prosecco si conferma una delle poche certezze del vino italiano. Non è più solo un fenomeno, ma una infrastruttura economica e culturale, capace di adattarsi ai cicli e di rimanere rilevante.
E mentre altri mercati rallentano, le bollicine italiane continuano a viaggiare. Senza clamore, ma con una solidità che, oggi più che mai, vale quanto un brindisi ben riuscito.

