La Francia, da sempre simbolo mondiale dell’enologia d’eccellenza, si trova oggi a fare i conti con una crisi profonda e poliedrica. Un recente report dell’American Association of Wine Economists (Aawe), basato sui dati ufficiali di FranceAgriMer, certifica un arretramento significativo delle vendite di vini a denominazione di origine protetta (AOP) nella grande distribuzione: tra il 1996 e il 2024 si registra un calo di 1,47 milioni di ettolitri, pari a -29,3% nei volumi venduti nei supermercati e ipermercati francesi.
Il declino non è uniforme tra le regioni: Bordeaux, storica protagonista dell’enologia transalpina, ha perso oltre 653 mila ettolitri (-43,6%) in questo arco temporale, mentre zone come Vallée du Rhône e Languedoc-Roussillon segnano cali rispettivamente del -32,3% e -45%. La maglia nera spetta al Beaujolais, con un -57,7%. Solo la Borgogna fa eccezione, crescendo del 13,7% (+24 mila ettolitri), soprattutto grazie alla domanda sui segmenti premium e dei vini da collezione.
I numeri sulle vendite coincidono con un quadro più ampio di difficoltà. La produzione nazionale ha toccato nel 2024 livelli storicamente bassi — intorno ai 36 milioni di ettolitri, il valore più basso dagli anni ’50 — a causa di eventi climatici estremi come piogge e gelate fuori stagione, la diffusione di malattie fungine e condizioni meteorologiche irregolari che hanno compromesso le rese in molte denominazioni.
Questa contrazione della produzione si riflette anche sui mercati internazionali: l’export francese di vini e spiriti ha registrato un calo di circa il 4% in valore nel 2024, scendendo a circa 15,6 miliardi di euro, complici anche tensioni commerciali e dazi in alcuni mercati chiave.
La crisi non è soltanto economica ma anche sociale: le abitudini di consumo dei francesi si trasformano. Secondo analisi di mercato, il consumo di vino è diminuito in tutte le fasce d’età, con i giovani che bevono significativamente meno rispetto alle generazioni precedenti. Questo fenomeno, insieme alla crescita del consumo di birra e bevande analcoliche e alla maggiore consapevolezza salutistica, contribuisce a erodere il mercato interno.
Nonostante il quadro complessivo sia critico, ci sono segnali di resilienza in segmenti specifici — come i vini premium — e nella gestione strategica delle esportazioni. Alcuni viticoltori stanno ristrutturando le superfici vitate, diversificando le produzioni o puntando su mercati di nicchia. Tuttavia, per molti produttori la strada per tornare alla prosperità richiederà innovazione, adattamento climatico e risposte politiche strutturate.
In sostanza, la crisi del vino francese non è un evento isolato, ma il risultato di decenni di cambiamenti nei comportamenti di consumo, pressioni climatiche e dinamiche economiche globali. Il settore deve ora reinventarsi per rimanere competitivo nell’era post-AOP.

