ANSEDONIA – Una scoperta destinata a riscrivere parte della storia della viticoltura antica è emersa dalle ricerche archeologiche condotte nell’area di Ansedonia, in Maremma. Reperti risalenti a oltre 2.000 anni fa testimoniano che i Galli, presenti nella zona in epoca preromana, non solo consumavano vino, ma lo producevano anche localmente.
A confermarlo sono i risultati delle analisi chimiche effettuate su frammenti ceramici e contenitori ritrovati nel sito. I residui organici hanno restituito tracce inequivocabili di vino e di aromi naturali utilizzati per arricchirne il gusto, come resina e pino. Si tratta di un elemento fondamentale: dimostra che la produzione vinicola non era soltanto un’esclusiva delle civiltà mediterranee classiche, ma veniva adottata e adattata anche da popolazioni celtiche come i Galli.
Secondo gli archeologi, questo insediamento – databile alla fine del II secolo a.C. – rappresenta un punto di incontro tra cultura etrusco-romana e tradizioni celtiche. La presenza di anfore da trasporto, coppe per il consumo e strumenti per la vinificazione suggerisce una diffusione del vino su scala locale e forse commerciale.
Un tassello che arricchisce il quadro europeo
La scoperta toscana si inserisce in un più ampio contesto di studi condotti in tutta Europa. In Francia meridionale, nei siti archeologici di Lattara e nel bacino del Rodano, sono stati rinvenuti contenitori simili con resti di vino datati tra il VI e il V secolo a.C., testimoniando che i Galli importavano già allora vino etrusco e greco, prima di avviare una produzione propria.
Anche in Italia non mancano conferme del consumo di vino in epoche antichissime: in Friuli Venezia Giulia, ad esempio, uno studio dell’Università di Udine ha rilevato la presenza di vino in insediamenti dell’Età del Bronzo, risalenti a circa 3.000 anni fa. Più recentemente, a San Gimignano è stata portata alla luce una cantina romana risalente tra il IV e il VII secolo d.C., completa di dolia e strumenti per la fermentazione.
Il vino come simbolo culturale
Non si tratta solo di un ritrovamento materiale: il vino, in quel contesto, aveva un valore rituale, identitario e sociale. Tra i Galli, come tra gli Etruschi e i Romani, il bere vino non era solo un’abitudine alimentare, ma una pratica legata alla sfera del prestigio, della condivisione e persino della spiritualità.
Questa nuova scoperta ad Ansedonia conferma dunque che la cultura del vino era già ben radicata nel cuore della Maremma in epoca preromana, coinvolgendo popolazioni che la storiografia tradizionale aveva ritenuto estranee a queste pratiche.

