Con l’avvicinarsi delle festività natalizie, si profila un consueto esodo: secondo Federalberghi, circa 18 milioni di italiani si metteranno in viaggio per Natale, con un giro d’affari stimato in 14,7 miliardi di euro. Tuttavia, sotto l’apparente vivacità delle prenotazioni, serpeggia un malessere economico: il potere d’acquisto delle famiglie è in calo, una condizione che, secondo più fonti, sta sapendo frenare anche il turismo interno.
Le radici della contraddizione
Uno dei paradossi dell’attuale panorama turistico italiano è ben delineato dai recenti rapporti: nonostante il desiderio di partire, molti connazionali riducono la durata del soggiorno o privilegiano destinazioni più economiche. Secondo il Centro Studi Turistici di Assoturismo, nel 2024 le presenze di italiani sono diminuite del 2,8 %, mentre gli arrivi sono calati del 2,9 % rispetto all’anno precedente.
La causa principale? Il caro-prezzi. L’inflazione e l’aumento dei costi dei servizi turistici – alberghi, trasporti, ristoranti – hanno eroso la capacità di spesa delle famiglie. Questa dinamica spiega anche un fenomeno che sembra quasi paradossale: mentre gli italiani riducono le vacanze, il turismo complessivo continua a crescere grazie al forte apporto dei visitatori stranieri.
La flessione del potere d’acquisto degli italiani non è un fatto isolato, ma s’inscrive in una cornice più ampia di rallentamento economico. Secondo Confcommercio, le previsioni di crescita del PIL italiano per il 2025 e il 2026 sono state riviste al ribasso. Questo scenario, unito a salari poco dinamici, limita la spinta alla spesa, anche in ambiti tradizionalmente sacrificabili, come i viaggi.
Inoltre, i dati di Banca d’Italia mostrano che la spesa turistica outbound degli italiani (ossia quella destinata ai viaggi all’estero) è aumentata: nel 2024 ha registrato un +4,5 %, raggiungendo circa 33 miliardi €. Segno che chi parte lo fa spesso per mete estere, ma non tutti possono permetterselo con facilità.
Il turismo che tira – ma senza italiani
Nonostante il calo degli italiani in vacanza, l’Italia registra un surplus nella bilancia turistica: secondo i dati più recenti della Banca d’Italia, il saldo tra le spese dei turisti stranieri in Italia e quelle dei cittadini italiani all’estero resta positivo.
Il motore della ripresa turistica è dunque sostenuto in gran parte dai visitatori internazionali. Questo è confermato anche dalle analisi degli osservatori indipendenti, che indicano come protagonisti dell’exploit i turisti stranieri, attratti dal patrimonio culturale, dalle città d’arte e dalla qualità dell’offerta ricettiva italiana.
Il mese di dicembre diventa così un banco di prova per l’intero comparto turistico nazionale. Se da un lato il volume delle partenze natalizie conferma la resilienza di un mercato in bilico, dall’altro la ridotta spesa per persona – frutto della compressione del potere d’acquisto – potrebbe far rimanere sul tavolo una parte del potenziale ricavo.
Al tempo stesso, gli operatori turistici sembrano guardare con cautela al 2025: nonostante le prospettive generali siano positive, secondo il centro studi SRM-Intesa Sanpaolo il vero volano sarà ancora una volta il turismo straniero.
In un’Italia dove il desiderio di evadere per le feste non è scemato, la realtà economica impone un equilibrio fragile. Il calo del potere d’acquisto sta spingendo molti italiani a ridimensionare i sogni di vacanza, nonostante la forte domanda natalizia. È una dinamica a doppia corsia: da una parte la voglia di partire, dall’altra la consapevolezza dei limiti di bilancio.
Per il sistema turistico nazionale, la sfida è ambiziosa. Mantenere il flusso di turisti internazionali è vitale, ma il rilancio di un turismo domestico sostenibile richiederà probabilmente politiche di sostegno alla spesa delle famiglie, investimenti nella qualità dell’offerta e un ripensamento dei modelli stagionali. Il Natale può essere un momento di speranza — ma anche un monito per guardare più in profondità allo stato reale dei consumi italiani.

