Quando si parla di dehors, non si tratta solo di sedie e tavolini: è una questione di identità urbana, di decoro e di equilibrio tra esigenze commerciali e qualità della vita. Con il recente regolamento approvato dall’Assemblea Capitolina, Roma ha voluto dare ordine a un fenomeno che, negli ultimi anni, ha spesso mostrato segni di caos normativo e forte contesa tra esercenti e cittadini.
Fino ad oggi, la misura dell’occupazione consentita era spesso calcolata in base al “fronte esercizio” — ossia alla parte frontale di un locale affacciata su strada — una modalità che, in molti casi, non teneva conto della reale struttura interna dell’attività. Il nuovo regolamento rovescia questo criterio: il metro quadro massimo concedibile non sarà più legato alla facciata, ma alla superficie interna effettiva del locale, comprensiva di aree come cucina e bagni.
Roma è divisa in tre ambiti territoriali con criteri distinti:
- Sito Unesco (centro storico, entro le mura del XVII secolo): è consentita l’occupazione fino a un terzo della superficie interna. In alcuni casi, l’installazione di pedane è ammessa, ma con limiti precisi (max due stalli auto).
- Città storica (zone storiche fuori dal perimetro Unesco): l’occupazione può arrivare a un terzo della superficie interna, e la pedana può estendersi fino a tre stalli auto.
- Suburbio / aree esterne (fuori dall’anello centrale): entro la “Fascia Verde” della ZTL capitolina, è possibile occupare fino al 100% della superficie interna e predisporre una pedana fino a tre stalli auto; al di fuori della Fascia Verde, la quota può arrivare fino al 125%.
Le aree pedonali godono di regole specifiche: in queste zone può essere autorizzata un’occupazione fino al 125% della superficie.
Arredi, estetica e progetti condivisi
Un pilastro del nuovo regolamento è l’armonizzazione estetica: gli arredi utilizzati nei dehors dovranno attenersi al Catalogo arredi predisposto dalla Sovrintendenza Capitolina. Qualsiasi variante o personalizzazione dovrà ricevere approvazione.
Una soluzione prevista per incentivare coerenza estetica è il “progetto unitario”: almeno il 50 % degli esercenti di una via o piazza può presentare un disegno condiviso, utile ad armonizzare stili e materiali e, in alcuni casi, ottenere maggiore superficie autorizzabile.
Tempi, sanzioni e transizione
Il regolamento è già in vigore, ma gli esercenti hanno tempo fino al 31 dicembre 2025 per adeguarsi alle nuove norme. Entro quella data dovranno presentare le domande presso lo Sportello Unico Attività Produttive del Comune.
Chi non presenterà l’istanza entro la scadenza potrà incorrere nella decadenza della concessione.
Tensioni e reazioni
Una parte dei comitati di residenti esprime diffidenza: temono che il nuovo regolamento, pur annunciando riduzioni soprattutto nelle zone centrali, possa favorire una saturazione degli spazi nelle aree pedonali o nei quartieri più frequentati.
Gli esercenti, da parte loro, guardano con cautela le novità. Alcuni lamentano che il criterio basato sulla superficie interna danneggerà chi ha locale ampio all’esterno ma con spazi interni ridotti. Altro nodo è la recente previsione di una fideiussione a garanzia del canone per l’occupazione del suolo pubblico (OSP), da versare annualmente.
È inoltre al vaglio del governo una legge nazionale che potrebbe ridefinire le regole generali del settore, potenzialmente intervenendo anche sulle norme già approvate a Roma. Il timore è che le norme locali possano risultare “superate” da indirizzi statali futuri.
Verso un equilibrio tra identità urbana e attività commerciale
Con questo regolamento, Roma tenta un passaggio delicato: riconoscere il ruolo economico e sociale dei dehors, ma inserirli in un quadro regolatorio che salvaguardi il decoro, la fruibilità dello spazio pubblico e la qualità urbana. Il cambiamento è notevole, ma il successo dipenderà dalla capacità di controllo, dall’efficacia amministrativa dei Municipi e dalla collaborazione tra cittadini, esercenti e istituzioni.

