Nel periodo compreso tra la fine di agosto 2024 e quella di luglio 2025, il mercato del vino nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO) italiana ha mostrato segnali di flessione nei volumi, pur mantenendo una sostanziale tenuta nei valori. I dati raccolti da Circana e analizzati da WineNews fotografano un Paese che consuma meno vino – soprattutto nei formati tradizionali – ma continua a spendere, riflettendo mutamenti nei gusti dei consumatori e dinamiche economiche che influenzano il prezzo più del consumo.
I risultati principali
- Il valore delle vendite nella GDO si attesta attorno a 1,88 miliardi di euro, registrando un incremento modesto (+0,7%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
- In volume, invece, si rileva un calo del 2,5%, con circa 427,8 milioni di litri venduti.
- Il formato più diffuso, la bottiglia da 0,75 litri, che rappresenta oltre l’80% del fatturato (circa 1,5 miliardi di euro), segna un calo nei litri venduti del 0,9%.
- Formati più «prestazionali», come i “bottiglioni” fino a 2 litri e il vino in brick, mostrano perdite significative: rispettivamente circa ‑7,7% e ‑5,4% in volume. L’unico formato in crescita è il bag‑in‑box, con +2,5%.
Spumanti e private label: i pilastri della tenuta
- Gli spumanti spiccano come categoria più dinamica: per valore si registra un +1,9% a fronte di un +2,5% in quantità. Prosecco e il metodo Charmat in particolare continuano a guidare la domanda.
- Anche la private label (il vino a marca del distributore) assume un peso sempre più consistente: oltre il 15% del vino venduto in volume è a marchio del distributore, e circa il 10% in valore.
Confronti e conferme da studi recenti
Fonti alternative confermano e talvolta ampliano il quadro emerso:
- Secondo ANSA/Circana, nel 2024 le vendite nella GDO hanno mostrato un calo di ‑1,3% in volume, compensato da un aumento di circa +2,2% nel valore. Vini a denominazione (DOC/IGT) crescono leggermente (+0,7%).
- Dal report sui primi trimestri del 2025 emerge una flessione dei volumi nell’ordine del ‑4‑5% e un decremento più modesto nei valori, riflesso delle strategie di acquisto dei consumatori in risposta ai rincari.
Tendenze implicite: cosa indicano questi numeri
I dati delineano più di un fenomeno convergente:
- “Trading down”: si tende a optare per vini di prezzo più basso o formati meno costosi, mentre i segmenti premium e le bollicine resistono meglio.
- Effetto inflazione: l’aumento dei prezzi contribuisce a sostenere il valore, anche quando il volume cala.
- Mutamento dei gusti: cresce la preferenza per formati pratici, spumanti, vini bianchi e rosati; i vini rossi fermi soffrono maggiormente.
- Importanza crescente della marca privata: sia per il consumatore in cerca di risparmio, sia per la GDO come leva competitiva.
Prospettive e sfide
Se da un lato questi trend non prefigurano un crollo del mercato, dall’altro pongono sfide concrete:
- Occorre ridurre l’eccesso produttivo, ponendo l’accento su qualità, differenziazione e innovazione.
- Servono strategie che bilancino valore e volume, promozione intelligente e investimenti nella comunicazione del vino come esperienza, non solo come consumo.
- È importante monitorare come evolveranno i gusti (specialmente verso vini meno alcolici, formati sostenibili, vini locali o autoctoni) e se le nuove generazioni daranno impulso a segmenti diversi.

