Nei primi sei mesi dell’anno, le bottiglie di Asti DOCG immesse sul mercato hanno registrato una contrazione: 45,6 milioni di contrassegni di Stato per il prodotto imbottigliato, con un calo dell’8,2% rispetto allo stesso periodo del 2024 (49,7 milioni). Un dato che ha acceso un campanello d’allarme tra i produttori, spingendo il Consorzio Asti DOCG a intervenire con decisioni mirate per contenere l’offerta e preservare la stabilità del comparto.
Durante l’assemblea dei soci, tenutasi il 6 agosto, è stato approvato a larga maggioranza il piano proposto dal consiglio di amministrazione per la gestione della vendemmia 2025. Tra le principali novità, la riduzione delle rese da 100 a 90 quintali per ettaro, di cui 5 destinati allo stoccaggio temporaneo fino al 31 marzo 2026.
“Il contesto internazionale rimane complesso e incerto, anche a causa dei dazi statunitensi – ha dichiarato il presidente del Consorzio –. In questo scenario, è fondamentale armonizzare la produzione con l’andamento della domanda, evitando squilibri e salvaguardando il valore della denominazione”.
Nel dettaglio, le nuove disposizioni per Asti Spumante e Moscato d’Asti prevedono:
Rendimento massimo fissato a 90 quintali per ettaro, di cui 5 in stoccaggio;
Possibilità di un supero fino a 18 quintali/ha, da rivendicare comne mosto bianco aromatico;
Gli eventuali ulteriori esuberi (fino a 12 q.li/ha) dovranno essere destinati a usi non vinicoli;
Le aziende avranno facoltà di riclassificare autonomamente i prodotti stoccati tra mosto bianco aromatico o vino bianco.
Il consiglio di amministrazione del Consorzio valuterà a fine marzo 2026 l’eventuale rilascio (anche parziale) dei volumi stoccati o una proroga della misura, sulla base dell’andamento del mercato.

