Con l’inizio della raccolta nelle regioni meridionali, la vendemmia 2025 si annuncia come una delle più precoci degli ultimi anni. In Sicilia, i primi grappoli di Chardonnay e Pinot nero destinati alla spumantizzazione sono già stati colti, inaugurando una stagione che, secondo Coldiretti, potrebbe attestarsi intorno ai 45 milioni di ettolitri, in linea con la media dell’ultimo decennio.
Le condizioni climatiche dell’anno, segnato da temperature elevate e scarse precipitazioni, hanno inciso in maniera differente sul territorio nazionale. Se da un lato la siccità ha ridotto le rese in alcune zone, dall’altro ha contribuito a mantenere basso l’impatto fitosanitario, limitando attacchi di peronospora e oidio. Il risultato è una vendemmia che si prospetta di buona, se non eccellente, qualità, secondo i primi riscontri dai consorzi e dalle associazioni di categoria.
Una filiera strategica sotto pressione
Il comparto vitivinicolo resta uno dei pilastri dell’agroalimentare nazionale, con oltre 14 miliardi di euro di valore economico e 241.000 aziende attive su 675.000 ettari coltivati. Tuttavia, non mancano le ombre. L’export, colpito da rallentamenti e da tensioni commerciali, in particolare con gli Stati Uniti, fa i conti con dazi e minori volumi. A ciò si aggiungono giacenze elevate nei magazzini e un calo dei consumi interni che rischiano di aggravare il quadro.
«Serve una strategia complessiva che metta in sicurezza il vino italiano», avverte Coldiretti, che chiede al governo misure concrete: dalla riduzione dell’IVA sul vino (oggi al 22%) a incentivi per la promozione nei mercati esteri, passando per un maggiore sostegno agli investimenti e alla sostenibilità in vigna.
I Consorzi si muovono: “Tagli alle rese e moratoria sui nuovi impianti”
Alcuni consorzi – tra cui Chianti, Vini d’Abruzzo e Lambrusco – hanno già annunciato misure straordinarie: taglio delle rese per ettaro, sospensione dei nuovi impianti viticoli, distillazione di crisi e in casi estremi persino espianti volontari. Obiettivi dichiarati: preservare l’equilibrio di mercato ed evitare il deprezzamento delle denominazioni.
In regioni come la Campania e la Basilicata, le previsioni restano ottimistiche. “In alcune aree ci aspettiamo una resa superiore rispetto allo scorso anno, anche se la disponibilità idrica resta una variabile critica”, spiegano le federazioni locali.
Dopo Chardonnay e Pinot nero, si proseguirà ad agosto con i bianchi del Centro-Nord, tra cui Verdicchio e Vermentino, per arrivare a settembre con Glera (Prosecco) e Sangiovese. Ottobre vedrà protagonisti Nebbiolo, Montepulciano e Nero d’Avola, mentre Aglianico e Nerello chiuderanno il calendario tra fine ottobre e novembre.
L’Italia del vino conferma la sua resilienza e vocazione qualitativa anche in un’annata complessa. Ma mentre il profilo organolettico delle uve lascia ben sperare, la sfida più grande si gioca sul fronte commerciale. Perché senza un piano condiviso di rilancio, il rischio è quello di un’annata eccellente… con troppo vino invenduto.

