LONDRA – Dal 1° febbraio 2026 il Regno Unito ha ufficialmente aggiornato le aliquote delle accise sugli alcolici, adeguandole all’inflazione e introducendo un sistema tassativo basato sul contenuto alcolico dei prodotti. Il provvedimento, già annunciato nel Bilancio 2025 e pubblicato sul sito ufficiale del governo, stabilisce un rialzo delle accise pari al 3,66% secondo l’indice dei prezzi al dettaglio (RPI), con l’obiettivo dichiarato di mantenere il valore reale delle entrate tributarie e perseguire finalità di salute pubblica mitigando i danni legati al consumo eccessivo di alcolici.
Tuttavia, la misura non è stata accolta con favore dal comparto produttivo e commerciale. La Wine & Spirit Trade Association (WSTA) – tra le principali associazioni di categoria del settore vino e spiriti – ha espresso forte contrarietà, denunciando come il nuovo regime fiscale renda il vino con gradazione alcolica significativa tra i prodotti con accise più alte d’Europa e spinga inevitabilmente verso prezzi più elevati per i consumatori. Secondo la WSTA, il rialzo delle tasse ha portato il Regno Unito in cima alla classifica europea per imposizione fiscale sul vino più alcolico, con impatti negativi su vendite, consumi e marginalità delle imprese.
Critiche: costi più alti e minori vendite
Gli oppositori della misura non parlano solo di un semplice adeguamento all’inflazione, ma sottolineano come la combinazione di accise crescenti, nuova imposizione basata sull’alcol per volume e altri oneri come tasse sugli imballaggi, stia progressivamente erodendo la competitività del settore. Una bottiglia di vino con gradazione alcolica media (circa 14,5%) è ora soggetta a un’imposta significativamente più alta rispetto agli anni passati, con le accise che – sempre secondo l’associazione – sono aumentate di quasi il 49% rispetto all’entrata in vigore del nuovo sistema di tassazione nel 2023.
Le reazioni non si limitano al mondo del vino: associazioni come WineGB e altre rappresentanze di birrai, sidratori e produttori di spiriti hanno lanciato appelli al Cancelliere dello Scacchiere Rachel Reeves affinché riconsideri l’aumento delle accise, evidenziando le difficoltà in corso di un comparto che, nonostante la ripresa post‑pandemica, deve confrontarsi con costi crescenti e pressioni sui prezzi al consumo.
Obiettivi del governo: salute pubblica e parità fiscale
Dal punto di vista dell’esecutivo, l’adeguamento delle accise è coerente con un approccio fiscale che mira a armonizzare il sistema di tassazione in base alla gradazione alcolica, eliminando agevolazioni “di favore” e promuovendo al contempo politiche di salute pubblica. Secondo il documento ufficiale, l’obiettivo è trovare un equilibrio tra sostenere l’economia e il tessuto culturale del Regno Unito, e contrastare i danni sociali e sanitari legati all’abuso di alcol. Sono previste anche agevolazioni mirate per i piccoli produttori, con sconti per le realtà vinicole di dimensioni ridotte.
Critici e fautori della misura concordano però su un punto: il nuovo sistema comporta maggiore complessità amministrativa per i produttori e gli importatori, e – nel medio periodo – potrebbe incidere sulle scelte di consumo e distribuzione nei mercati europei, con possibili ricadute anche sull’export vinicolo italiano verso il mercato britannico, uno dei più rilevanti al mondo.

