Non solo samba e futebol: il Brasile sta rapidamente conquistando un posto nel panorama globale degli spumanti, raggiungendo nel 2026 il 14° posto tra i produttori mondiali. Dietro questo successo ci sono numeri in crescita, tradizione italiana e riconoscimenti internazionali che confermano la competitività delle bollicine brasiliane.
Secondo dati del settore, il Brasile vanta oggi oltre 1.100 cantine attive, con una superficie vitata di circa 82.000 ettari e una produzione di oltre 15 milioni di bottiglie di spumante l’anno. Il Paese è il primo produttore latinoamericano di spumanti, con esportazioni in crescita verso Stati Uniti, Cina, Paraguay e Uruguay.
Le bollicine brasiliane stanno conquistando anche i consumatori interni, con una domanda in aumento legata alla qualità crescente dei prodotti.
Il successo del Brasile nel mondo degli spumanti non è casuale: molto della tradizione deriva dagli immigrati italiani, in particolare veneti, che tra XIX e XX secolo portarono metodi di coltivazione e vinificazione. Regioni come Santa Catarina e Rio Grande do Sul conservano ancora oggi cantine fondate da queste famiglie, trasformate nel tempo in produttori di spumanti di qualità.
Questa eredità ha permesso al Brasile di combinare tecniche tradizionali e innovazioni moderne, raggiungendo livelli di qualità comparabili a quelli di Paesi storicamente vinicoli come Francia e Italia.
Il Brasile non si limita a produrre quantità: alcune etichette sono state premiate in concorsi mondiali. Cantine come Salton, Miolo e Casa Valduga hanno ottenuto medaglie e posizioni di rilievo in concorsi come Effervescents du Monde e Concours Mondial de Bruxelles.
La crescita delle esportazioni brasiliane è accompagnata da un aumento della notorietà internazionale. L’industria spumantistica brasiliana punta a mercati selezionati, valorizzando la qualità e la storia dei propri prodotti. Secondo esperti di settore, il Brasile potrebbe consolidare la sua posizione tra i primi 10 produttori mondiali nei prossimi anni.
Questo scenario mostra come un Paese storicamente non associato alla viticoltura europea stia diventando protagonista globale, con bollicine che raccontano storie di migrazione, tradizione e innovazione.

