Nel cuore del Chianti Classico, dove il paesaggio è già racconto e il vino diventa linguaggio, Castellare di Castellina sceglie di celebrare i 100 anni dalla nascita di Luigi Veronelli con un gesto che va oltre la commemorazione: un omaggio culturale, prima ancora che enologico, a uno degli intellettuali più influenti del Novecento italiano.
Veronelli non è stato soltanto un critico o un divulgatore. È stato un pensatore radicale del gusto, capace di trasformare il vino in atto politico, il territorio in identità e il produttore in autore. A un secolo dalla sua nascita, la sua lezione appare più attuale che mai, in un’epoca segnata dall’omologazione e dalla standardizzazione del piacere.
L’edizione celebrativa de “I Sodi di San Niccolò”, prodotta in tiratura limitata, riporta alla luce una storia che affonda le radici negli anni Settanta, quando Veronelli e Paolo Panerai — allora giovane editore e visionario imprenditore — condivisero una convinzione controcorrente: il futuro del grande vino italiano passava dal recupero dei vitigni autoctoni, non dall’imitazione dei modelli internazionali.
Da quell’idea nacque uno dei vini simbolo del Chianti contemporaneo, frutto di vigne antiche, terreni difficili (“sodi”, appunto) e di un approccio che privilegiava l’identità rispetto alla moda. Un vino che non chiedeva consenso, ma attenzione. Proprio come Veronelli.
Luigi Veronelli è stato una figura scomoda, volutamente. Ha difeso i piccoli produttori quando non faceva tendenza, ha denunciato le derive industriali del cibo, ha parlato di libertà agricola molto prima che diventasse un tema mainstream. Per lui il vino non era lusso, ma cultura popolare di altissimo livello, capace di raccontare la storia di un luogo meglio di qualsiasi libro.
La celebrazione di Castellare non è nostalgia, ma continuità di pensiero. L’etichetta speciale, concepita come un racconto visivo e testuale, diventa simbolo di una visione che resiste al tempo: quella di un vino che nasce dalla terra e torna alla coscienza.
Nel panorama del vino globale, dove l’estetica spesso supera la sostanza, ricordare Veronelli significa ribadire un principio essenziale: la qualità non è un esercizio di stile, ma un atto di verità. E forse è proprio questo il messaggio più potente di questo centenario.
“I Sodi di San Niccolò” non celebra solo un uomo, ma un’idea di Italia colta, agricola, libera. Un’Italia che Veronelli aveva intuito prima di molti altri — e che oggi, finalmente, torna a farsi ascoltare.

