In un nuovo capitolo delle crescenti tensioni tra Stati Uniti ed Europa, il presidente americano Donald Trump ha minacciato di imporre dazi fino al 200% su vini e champagne francesi. La mossa — che potrebbe trasformare una parte iconica dell’export enologico francese in terreno di scontro geopolitico — arriva in un contesto che lega pressioni commerciali a obiettivi diplomatici, dal Board of Peace per la ricostruzione di Gaza alle ambizioni statunitensi sulla Groenlandia.
Secondo le cronache internazionali, Trump ha espresso la minaccia dopo il rifiuto del presidente francese Emmanuel Macron di unirsi alla sua iniziativa di pace globale — il cosiddetto “Board of Peace” per Gaza — definendo la posizione francese un ostacolo che, a suo avviso, dovrebbe essere superato con strumenti economici coercitivi. “Applicherò dazi del 200% sui suoi vini e champagne e lui si unirà”, ha detto il presidente Usa ai giornalisti, sebbene la misura non sia formalmente obbligatoria.
La scelta di colpire vino e champagne non è casuale: si tratta di due dei prodotti più emblematici dell’export francese verso gli Stati Uniti, uno dei principali mercati di sbocco. Un dazio così elevato, se realmente applicato, potrebbe far schizzare i prezzi al consumo e ridurre drasticamente le vendite, danneggiando non solo i produttori ma anche importatori, distributori e la ristorazione specializzata.
Geopolitica, Groenlandia e commercio
A Davos, al World Economic Forum, Trump ha inoltre legato questa pressione sulle tariffe a una più ampia visione strategica, che include il suo tentativo di acquisire la Groenlandia e di rimodellare alleanze tradizionali. I leader europei hanno reagito con forte irritazione, respingendo le minacce tariffarie come “inaccettabili e inefficaci”, sottolineando che strumenti economici non dovrebbero essere usati per influenzare le scelte di politica estera di un partner.
Da Parigi si è fatto sentire anche il fronte politico: fonti vicine all’Eliseo hanno definito la tattica americana come un abuso, mentre a livello europeo si valuta l’uso dello strumento anti-coercizione dell’UE e si prospetta la sospensione o il rinvio dell’accordo commerciale con Washington.
Reazioni e prospettive per il vino
Nel mondo del vino, le reazioni oscillano tra preoccupazione e pragmatismo. L’eventualità di dazi così elevati introduce forte incertezza per esportatori e operatori del settore, già impegnati nella gestione dei flussi commerciali e delle regolamentazioni post-pandemiche. Secondo analisti e osservatori, la polarizzazione degli scambi potrebbe spingere le aziende a diversificare i mercati, mirando a mercati alternativi in Asia o Nord America con strategie meno dipendenti dal rischio politico.
In sintesi, ciò che poteva sembrare una disputa commerciale punta ora a riflettere questioni più ampie di potere e influenza globale, con Champagne e Bordeaux sul fronte di una contesa che va ben oltre il semplice calice.

