Nel 2025 la Denominazione di Origine Controllata Etna ha chiuso l’anno con una performance solida e significativa: gli imbottigliamenti complessivi sono aumentati del 6,27 % rispetto al 2024, rafforzando la posizione del sistema vitivinicolo etneo in un contesto internazionale ancora complesso per il settore vino.
Secondo i dati ufficiali diffusi dal Consorzio di Tutela Vini Etna DOC, la crescita non è frutto di dinamiche speculative o episodiche, ma si inserisce in un processo di consolidamento qualitativo costruito negli ultimi anni grazie alla rigorosa selezione produttiva, all’attenzione alla sostenibilità ambientale e alla continua valorizzazione del territorio vulcanico.
Evoluzione del mix produttivo
Un elemento centrale di questo progresso riguarda l’evoluzione strutturale delle tipologie prodotte. L’Etna DOC Bianco ha registrato una crescita significativa, riducendo in modo sensibile il tradizionale gap con l’Etna DOC Rosso, che invece ha segnato una flessione di circa il 10 % rispetto al 2024. Questo calo, spiegano i tecnici del Consorzio, non è indice di perdita di competitività sui mercati, quanto piuttosto l’effetto della riduzione della produzione di uve rosse avvenuta nella vendemmia 2023 per condizioni climatiche avverse.
Particolarmente dinamico è stato il ritorno dell’Etna DOC Rosato, che dopo un 2024 in contrazione ha consolidato un +87 % su base annuale, tornando sui livelli produttivi del 2023.
Spumanti: un motore in crescita
La vera sorpresa viene dagli spumanti Etna DOC, che da soli hanno superato le 300 mila bottiglie prodotte nel 2025. Questo segmento si conferma tra quelli più dinamici e strategici della denominazione, con un appeal crescente sui mercati internazionali per quel profilo di freschezza, tensione e complessità aromatiche che ben interpreta il carattere del territorio vulcanico.
Il presidente del Consorzio, Francesco Cambria, ha commentato i risultati sottolineando come questi numeri dimostrino che l’Etna DOC è oggi una denominazione “matura, capace di crescere anche in uno scenario globale complesso e incerto”, grazie a una visione strategica condivisa tra aziende di diverse dimensioni e alla focalizzazione sulla qualità piuttosto che sui volumi.
Un altro tratto distintivo della denominazione etnea è l’elevata percentuale di superficie vitata biologica, una caratteristica che non solo tutela il paesaggio e l’ambiente unico dell’Etna, ma costituisce un vantaggio competitivo nei mercati esteri, dove i temi della sostenibilità sono sempre più decisivi nelle scelte di acquisto.
Lo sguardo del Consorzio è già rivolto al 2026, con l’obiettivo – pur simbolico – di avvicinarsi alla soglia dei 6 milioni di bottiglie complessive, segno di un percorso di sviluppo strutturale duraturo. Non si tratta di un traguardo quantitativo fine a sé stesso, ma dell’espressione di un modello vitivinicolo che integra economia, cultura e comunità di un territorio unico nel panorama italiano.
In un mercato globale dove molte denominazioni devono fare i conti con incertezze economiche e mutamenti nei consumi, l’Etna DOC continua a raccontare una storia di identità, resilienza e innovazione, puntando su vini che riflettono con forza il carattere di una delle aree vinicole più affascinanti del nostro Paese.

