L’interesse statunitense per l’olio d’oliva — specie l’“extra vergine” importato dall’Europa — continua a crescere: gli Stati Uniti oggi rappresentano una fetta significativa del consumo mondiale di olio d’oliva.
Tuttavia, quando si parla di olio “italiano” sugli scaffali USA, la situazione non è omogenea: il prezzo può variare molto a seconda del marchio, del confezionamento, della distribuzione e della qualità.
Per capire la differenza, conviene guardare ai prezzi “nazionali”: in Italia, oggi l’olio extravergine 100% italiano si trova normalmente attorno a 8,99–9,99 €/litro nella grande distribuzione.
In zone e condizioni più pregiate, e per oli DOP/IGP di qualità superiore, i prezzi possono salire anche a 12-15 €/litro o un po’ più.
Questi valori danno un’idea del “punto di partenza”: un litro che in Italia può costare sui 10-15 €, destinato all’esportazione può subire molti ricarichi.
Cosa sappiamo davvero del mercato USA?
- Importazioni recenti mostrano che gli USA continuano a comprare grosse quantità di olio d’oliva da paesi come Italia, Spagna e altri produttori.
- Il prezzo all’importazione — all’ingrosso — non è assimilabile a quello al dettaglio: secondo dati recenti, la media “all’ingrosso” per l’olio importato negli USA (tutto, non solo italiano di qualità premium) era molto più bassa rispetto ai valori che circolano come “lusso”.
- Stime di analisti del settore suggeriscono che solo una piccola frazione dell’olio venduto negli USA abbia qualità e prezzo da “super-premium”: la maggior parte resta in fasce moderate, condizionate da blend, distribuzione di massa, logistica e logiche di costo.
Un punto chiave: non tutti gli oli importati come “italiani” o “extra vergine” sono equivalenti. Come documentato già da decenni dagli studi del US International Trade Commission (USITC), una parte significativa dell’olio venduto sul mercato USA definito “extra virgin” non soddisfa sempre gli standard minimi di qualità stabiliti dall’International Olive Council (IOC).
Questo significa che, dietro etichette simili, possono esserci prodotti di qualità molto diversa — e di conseguenza prezzi molto diversi.
Sulla base di fonti multiple possiamo dire che:
- È vero che esistono bottiglie italiane “di fascia alta” vendute a prezzi molto elevati negli USA.
- Ma il mercato è variegato: una parte importante dell’olio importato resta in fasce di prezzo molto più moderate, anche mescolato o non “originale al 100%”.
- In Italia i prezzi al consumo sono ben più bassi rispetto a certi listini USA — il che rende evidente che buona parte del prezzo aggiunto viene sui costi di esportazione, distribuzione, confezionamento e marketing.
- Il consumatore americano spesso non paga solo “olio”: paga un pacchetto fatto di origine dichiarata, packaging, branding — e, a volte, percezione di esclusività.

