Il 2024 segna un nuovo capitolo di crescita per l’agroalimentare italiano di qualità. Secondo i dati diffusi oggi, le esportazioni di prodotti con certificazione DOP / IGP nel 2024 hanno superato quota 12,3 miliardi di euro.
Il risultato non è un semplice picco isolato: il settore DOP/IGP segna il quarto anno consecutivo di crescita. L’intero comparto—cibo e vino certificato—continua a consolidarsi come leva strategica per l’internazionalizzazione del “made in Italy”. Nel 2023, del resto, la “Dop economy” aveva già superato i 20 miliardi di euro di valore alla produzione, con decine di migliaia di operatori e centinaia di prodotti certificati.
Una crescita che si riflette anche sul piano territoriale: nel 2024 quattordici regioni su venti registrano un aumento del valore economico legato a DOP/IGP rispetto all’anno precedente, con le aree del Nord-Est e del Nord-Ovest (in particolare la regione che abiti) che confermano un ruolo da protagoniste.
È la varietà dei prodotti a denominazione a rendere forte l’export: formaggi stagionati, oli extravergine, pasta, ortofrutta, vini DOP/IGP, e altri prodotti tipici costituiscono il nucleo duro dell’offerta che piace all’estero.
Non sorprende: tanti “classici” italiani della tavola — accentuati dalla certificazione di origine — mantengono un’attrattiva forte per i mercati esteri sensibili alla qualità, alla tradizione e all’autenticità.
Le sfide dietro i numeri
Tuttavia, l’ottimismo richiede qualche sfumatura. Alcune criticità del sistema restano: ad esempio, il comparto vitivinicolo certificato ha fatto i conti negli ultimi anni con oscillazioni dovute a dinamiche internazionali, prezzi, costi, e concorrenza.
Inoltre, la forte dipendenza dai mercati internazionali può esporre a vulnerabilità: fluttuazioni valutarie, dazi, costi logistici e variabili globali possono influenzare la sostenibilità dell’export nel medio periodo.
Infine, la distribuzione territoriale di questa crescita non è uniforme: alcune aree — pur in aumento — restano periferiche, segno che la sfida per il territorio e la coesione economica continua.
Questo balzo dell’export DOP/IGP nel 2024 non è solo un segnale economico: è la conferma che la qualità, la tradizione e l’origine certificata restano elementi vincenti del “brand Italia”. In un mondo globalizzato, la differenziazione diventa un vantaggio competitivo: il consumatore internazionale cerca autenticità, storia e sicurezza — e il sistema delle Indicazioni Geografiche risponde a queste esigenze.
Per le imprese italiane, soprattutto quelle piccole e medie, significa opportunità concrete: rafforzare i consorzi di tutela, investire in qualità e comunicazione, puntare su mercati esteri con strategia. Per il territorio — in particolare zone come il Nord-Ovest, dove si concentra una quota importante della produzione — significa occupazione, valorizzazione delle filiere locali, tutela del paesaggio e del made in Italy.
Al contempo, la recente performance rilancia la necessità di attenzione verso innovazione, protezione delle denominazioni contro frodi e imitazioni, e diversificazione dei mercati per mitigare rischi connessi a oscillazioni globali.
Il 2024 pone un nuovo mattone nella storia recente del cibo e del vino italiano di qualità. Con l’export DOP/IGP in netta crescita, l’Italia riafferma la propria leadership internazionale, ma l’equilibrio tra sviluppo, tutela del territorio e resistenza alle tensioni globali rimane una sfida da affrontare con lungimiranza.

