Il titolo di Città Italiana del Vino, promosso dall’Associazione Nazionale Città del Vino, è stato assegnato al Vulture in co‑designazione con il comprensorio di Conegliano‑Valdobbiadene per il biennio 2026‑2027, riconoscendo la qualità vitivinicola, il patrimonio culturale e le potenzialità turistiche del territorio.
La candidatura del Vulture ha superato quelle di altre regioni vitivinicole italiane, come Abruzzo, Sicilia e Veneto, grazie a un progetto corale che coinvolge 14 Comuni lucani (tra cui Rionero in Vulture, Melfi, Barile, Rapolla e Venosa) e mira a far parlare l’Italia del vino partendo proprio dal Sud.
Al centro del progetto c’è la valorizzazione dell’Aglianico del Vulture, uno dei vini rossi più riconosciuti del Sud Italia, e un articolato programma di iniziative enoturistiche, culturali, socio‑economiche e ambientali che coprirà l’intero periodo di titolarità.
Le attività previste includono degustazioni, eventi culturali nei borghi, percorsi nelle vigne e campagne promozionali volte a rafforzare l’attrattività del territorio, con un occhio all’innovazione.
Secondo la nota diffusa dalla Giunta regionale lucana, il progetto prenderà forma concreta a partire dal primo maggio 2026, con eventi inaugurali e l’avvio delle attività operative. Per supportare l’organizzazione, la Regione ha disposto un trasferimento di 70 mila euro al Comune capofila di Ripacandida (Potenza).
Il sindaco di Ripacandida e l’assessore regionale alle politiche agricole hanno sottolineato l’entusiasmo delle comunità locali e l’importanza di mettere insieme istituzioni, imprese e operatori per trasformare il titolo in sviluppo reale e occasioni di crescita economica e turistica.
Il riconoscimento di Città Italiana del Vino 2026‑2027 non è solo un titolo celebrativo: rappresenta una vetrina nazionale per il Vulture e per l’intera Basilicata, con potenziali ritorni economici per produttori, operatori turistici e comunità locali. Con eventi, collaborazioni e iniziative strutturate, si punta a rafforzare la notorietà dell’area come destinazione enogastronomica d’eccellenza.
Con l’avvicinarsi del 1° maggio, l’attenzione è tutta rivolta alla capacità del progetto di trasformare un importante riconoscimento culturale e produttivo in un catalizzatore di sviluppo duraturo per l’intero territorio vitivinicolo lucano.

