Il vino italiano rallenta la corsa sui mercati internazionali. Dopo anni di crescita costante, il 2025 si chiude con una flessione dell’export che riflette il raffreddamento dell’economia globale e le tensioni commerciali che hanno colpito il settore negli ultimi mesi dell’anno.
Secondo l’Osservatorio di Unione Italiana Vini, elaborando i dati diffusi da Istat, le esportazioni di vino italiano hanno raggiunto 7,78 miliardi di euro, registrando un calo del 3,7% rispetto al 2024. Una flessione che vale circa 300 milioni di euro e che segna una battuta d’arresto per uno dei comparti simbolo del Made in Italy.
A pesare sono state soprattutto le difficoltà nei mercati extraeuropei e, in particolare, negli Stati Uniti. Il mercato americano – tradizionalmente il primo sbocco per il vino italiano – ha mostrato segnali di forte contrazione nella seconda metà dell’anno, complice l’effetto dei dazi e le dinamiche valutarie che hanno reso più complessa la competizione per i produttori europei.
Secondo il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi, proprio da questa fase di rallentamento può nascere una nuova strategia per il settore. “L’Europa ha in parte contenuto le perdite e rappresenta il punto da cui ripartire. Il mercato interno ha ancora enormi potenzialità, ma serve superare la frammentazione normativa che oggi crea di fatto ostacoli simili a dazi tra i diversi Paesi”.
L’altro fronte su cui lavorare, secondo Frescobaldi, è quello della diversificazione dei mercati. Le tensioni commerciali internazionali, infatti, hanno dimostrato quanto il settore sia vulnerabile quando dipende troppo da pochi grandi sbocchi commerciali.
Le difficoltà sono state particolarmente evidenti nel secondo semestre del 2025. Il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, parla di una situazione “senza precedenti” soprattutto negli Stati Uniti, dove il calo delle vendite ha colpito in modo significativo alcune categorie, come i rossi fermi in bottiglia, accompagnato da una riduzione del prezzo medio.
Il rallentamento, però, non riguarda solo l’Italia. Anche i principali competitor europei hanno registrato contrazioni importanti. La Francia, pur restando il primo fornitore sul mercato statunitense, ha chiuso l’anno con un calo ancora più marcato rispetto a quello italiano.
Un dato che produce un paradosso: mentre il mercato complessivo si riduce, l’Italia riesce comunque a guadagnare quote relative rispetto ai concorrenti. Un risultato che, sottolineano dal settore, non può però essere considerato una vera vittoria.
“È una vittoria di Pirro”, osserva Castelletti. “Avremmo preferito consolidare le nostre posizioni attraverso la crescita del mercato, non attraverso la contrazione degli altri”.
In questo scenario, l’Europa resta il principale elemento di stabilità per il vino italiano. Alcuni mercati comunitari continuano a mostrare segnali di solidità e contribuiscono ad attutire l’impatto delle difficoltà registrate oltreoceano.
Il 2025, dunque, segna più una fase di transizione che un vero arretramento strutturale. Per il vino italiano la sfida dei prossimi anni sarà rafforzare la presenza nei mercati tradizionali e allo stesso tempo aprire nuove rotte commerciali, trasformando le tensioni internazionali in un’opportunità di evoluzione strategica.

