L’export dei vini imbottigliati dell’Unione Europea sta vivendo una fase di rallentamento, con dati recenti che dipingono un quadro di calo sia in valore sia in volume per la categoria più iconica del settore. Secondo l’analisi di Del Rey Analyst Of Wine Markets, basata sui dati doganali più recenti, tra febbraio 2022 e ottobre 2025 il valore delle esportazioni di vini fermi in bottiglia è sceso del 2,8%, pari a circa 460 milioni di euro in meno, da 16,15 a 15,69 miliardi di euro.
A trascinare la flessione sono stati soprattutto i vini a Denominazione di Origine Protetta (Dop), che rappresentano la quota più rilevante dell’export europeo ma che, proprio per questo, ne hanno subito l’impatto peggiore: di quei 460 milioni di euro di perdite complessive, ben 424 milioni sono imputabili ai vini Dop.
In termine di volume, la diminuzione è altrettanto netta: le esportazioni di vini Dop sono calate di circa 3,3 milioni di ettolitri (-17,5%), confermando un fenomeno diffuso anche in altri segmenti geoeconomici, dove la domanda internazionale si è fatto più selettiva o ha subito l’effetto di condizioni macroeconomiche globali meno favorevoli.
Non tutte le categorie, tuttavia, registrano trend negativi. I vini varietali imbottigliati – un segmento riconosciuto dall’UE solo dal 2008 ma oggi in crescita – sono stati l’unica sottocategoria a chiudere il periodo analizzato con un incremento dei ricavi di +6,5% (+51,7 milioni di euro). Anche i vini con Indicazione Geografica Protetta (Igp) e quelli senza alcuna indicazione hanno mostrato cali più contenuti (-2,6% e -1,7% rispettivamente).
I dati confermano che, nonostante il ruolo predominante delle Dop sia rimasto intatto (coprendo oltre il 70% del valore totale delle esportazioni di vini fermi in bottiglia nell’ultimo periodo osservato), la competitività sulle piazze globali appare messa alla prova da dinamiche di consumo che spaziano dalla crescente domanda di vini più accessibili e innovativi alla più ampia volatilità dei mercati internazionali, compresi gli impatti di barriere commerciali e sfide geopolitiche.
Questa fase di trasformazione richiederà agli operatori e ai consorzi europei del vino una maggiore capacità di diversificazione dei mercati, così come un ripensamento delle strategie promozionali per valorizzare il patrimonio qualitativo delle denominazioni più tradizionali in un contesto sempre più competitivo e frammentato a livello globale.

