Una nuova relazione pubblicata dalla Corte dei conti dell’Unione europea il 14 gennaio 2026 ha acceso un forte allarme sui sistemi di controllo dell’olio d’oliva nell’Unione. Secondo gli auditor europei, nonostante l’Ue sia il principale produttore, esportatore e consumatore mondiale di olio d’oliva — con oltre il 60 % del mercato globale — i meccanismi attuali per garantire qualità, sicurezza e tracciabilità presentano significative carenze operative e normative.
Il rapporto evidenzia che, sebbene i controlli per rilevare residui di pesticidi negli oli prodotti all’interno dell’Ue siano generalmente strutturati e affidabili, i controlli per altri contaminanti sono disomogenei o poco sviluppati e alcune norme, come quelle sulla miscelazione dei prodotti e sulla tracciabilità, non sono sufficientemente chiare. Questo quadro rende difficile assicurare in modo uniforme la conformità a standard di sicurezza elevati in tutti gli Stati membri.
Le falle nei controlli e i rischi per i consumatori
Particolare preoccupazione deriva dalle verifiche sulle importazioni di olio d’oliva da paesi extra‑UE come Tunisia, Turchia, Marocco o Argentina. La relazione segnala che tali controlli sulla presenza di pesticidi e altri potenziali contaminanti risultano sporadici o addirittura inesistenti presso molti punti di ingresso della Ue, il che mette a rischio la qualità del prodotto che arriva sul mercato comunitario.
Questa lacuna emerge in un momento in cui l’Unione discute la possibilità di aumentare l’import di olio tunisino a dazio zero, un’opzione criticata da organizzazioni agricole italiane per la sua potenziale incidenza sulla salute pubblica e sulla competitività del prodotto europeo.
Le reazioni italiane: dalla Puglia alla Toscana
Soggetti del mondo agricolo italiano hanno reagito con preoccupazione. Coldiretti Puglia ha sottolineato come nei principali punti di ingresso italiani, nel biennio 2023‑2024, non sia stato controllato neppure un carico di olio tunisino, pur rientrando questi prodotti in accordi commerciali che prevedono agevolazioni tariffarie. Per Coldiretti, questa disparità rispetto ai controlli rigorosi applicati all’olio comunitario è «inaccettabile».
Analogamente, Coldiretti Toscana ha definito i sistemi attuali “assolutamente insufficienti”, denunciando come la mancanza di controlli efficaci favorisca trafficanti e concorrenza sleale che penalizza gli oli extravergine di alta qualità tipici del nostro territorio.
Prospettive e pressioni su Bruxelles
La Corte dei conti europea invita i legislatori e le autorità di controllo nazionali a rafforzare i sistemi di verifica, uniformare le norme e chiarire gli obblighi applicativi affinché la fiducia dei consumatori e la reputazione dell’olio d’oliva europeo non vengano compromesse.
La discussione è ora aperta a livello comunitario: tra pressioni degli agricoltori e esigenze di liberalizzazione commerciale, Bruxelles deve trovare un equilibrio che tuteli salute, qualità e competitività dell’olio d’oliva, uno dei simboli del Made in Italy e della Dieta Mediterranea.

