In un settore tradizionalmente legato alla cultura dell’autentica esperienza enologica, il vino analcolico e a bassa gradazione (No-Lo) sta lentamente passando da curiosità di nicchia a tendenza in crescita. Secondo un’indagine condotta in Francia su oltre 5.000 bevitori, il 16 % degli appassionati dichiara di consumare già vini analcolici, un dato che sorprende in un mercato storico come quello oltralpe e che segnala un’evoluzione nelle abitudini di consumo.
La dimostrazione più evidente di questo slancio arriva da Castel Vins, il gruppo vinicolo francese tra i principali operatori globali, che ha annunciato un investimento di 10 milioni di euro per l’installazione di una nuova unità di dealcolizzazione di alta gamma nel sito di La Chapelle-Heulin (Loira Atlantica). Questo impianto, basato su tecnologie di distillazione a vuoto a basse temperature, mira a rimuovere l’alcol preservando al massimo gli aromi naturali del vino, creando prodotti con un tenore inferiore allo 0,05 % di alcol senza l’aggiunta di aromi esterni.
L’operazione di Castel non è isolata: altri gruppi francesi come Bordeaux Families e Moderato/Vivadour stanno anch’essi entrando nel mercato No-Lo. Tuttavia, la dimensione dell’investimento e l’approccio tecnologico di Castel la pongono come una delle iniziative più significative nel settore. Inoltre, il gruppo ha rilasciato una serie di proposte per aggiornare le normative attuali, chiedendo autoregolamentazioni più favorevoli sull’uso di composti come il glicerolo per migliorare la struttura del vino analcolico e per consentire denominazioni geografiche protette anche per i vini dealcolati — una questione aperta nel dibattito internazionale.
Il trend No-Lo si inserisce in un contesto più ampio di cambiamento nei modelli di consumo. Il mercato europeo dei vini analcolici è in crescita, sostenuto da fattori come il movimento della “sobrietà consapevole”, un aumento dell’interesse tra le nuove generazioni e la spinta verso alternative salutari senza rinunciare al rituale sociale del bere. Studi di mercato prevedono che il settore possa raggiungere valori significativi nei prossimi anni, con una crescita robusta in Germania, Regno Unito, Scandinavia e altri mercati emergenti.
Nonostante il volume delle vendite resti ancora contenuto rispetto al mercato totale del vino, l’impegno di grandi player come Castel indica che il vino analcolico sta uscendo dalla marginalità per proporsi come categoria con potenziale globale. Resta da vedere come l’industria, i regolatori e soprattutto i consumatori risponderanno a questa nuova frontiera enoica, ma l’onda No-Lo sembra già in movimento.

