Hollywood non è solo cinema, red carpet e statuette d’oro. È anche gastronomia di alto livello, e dietro ai banchetti più esclusivi della notte degli Oscar c’è Wolfgang Puck, lo chef di origini austriache diventato un’icona mondiale del catering di lusso.
Nato nel 1949 a Sankt Veit an der Glan, in Austria, Wolfgang Johannes Puck ha mosso i primi passi tra le cucine europee più rinomate, formandosi in Francia e nei ristoranti di lusso prima di trasferirsi negli Stati Uniti negli anni ’70. La sua carriera negli States esplose rapidamente: dopo aver lavorato come chef e co‑proprietario in ristoranti di rilievo, aprì Spago a Los Angeles nel 1982, trasformandolo in un punto di riferimento per celebrità, critici e buongustai.
Quello che rende Puck un nome simbolo della notte degli Oscar non sono solo i suoi ristoranti – che comprendono decine di locali di successo negli Stati Uniti e nel mondo – ma la sua presenza costante come chef ufficiale del Governors Ball, il sontuoso after‑party degli Academy Awards.
Per la cerimonia del 2026, Puck e il suo team hanno allestito un menu immenso e spettacolare, con oltre 70 piatti pensati per 1.500 invitati. Nell’offerta spiccano creazioni globali e comfort food di alto livello: dalla pizza al salmone affumicato – uno dei suoi piatti iconici – a mini burger di wagyu, fino a un live station di cucina izakaya giapponese e gelato italiano artigianale.
Per portare in tavola questa esperienza gourmet servono numeri da grande produzione: oltre 75 chef salati, 45 pasticceri e più di 300 collaboratori lavorano per ore dietro le quinte, trasformando la cucina di un evento in un’impresa quasi cinematografica.
Puck non è solo un caterer di lusso: è stato tra i primi chef a fondere tecniche classiche europee con ingredienti e ispirazioni globali, contribuendo a definire quella che oggi chiamiamo cucina fusion e californiana. La sua visione ha incrociato molto presto il mondo dello spettacolo, facendolo diventare una vera e propria celebrity chef, un personaggio noto non solo per le sue ricette ma per il suo ruolo culturale.

