Nel cuore della Maremma grossetana, su un colle tra uliveti, boschi e paesaggi che sembrano sospesi nel tempo, Tatti — piccolo borgo di Massa Marittima — sta vivendo una sorta di rinascita culturale e sociale. Una storia che unisce memoria, futuro e comunità attorno al cinema, alla sostenibilità e alla valorizzazione delle proprie radici.
Per anni questo paese era stato definito un “paese fantasma” — segno di uno spopolamento lento e inesorabile delle aree rurali italiane — fino a che l’arrivo di un progetto artistico non ha cambiato il suo destino. È il documentario Tatti, paese di sognatori, diretto dal regista svizzero Ruedi Gerber, a trasformare il borgo in un modello di resilienza collettiva e partecipazione.
Il film, che sarà distribuito nelle sale a partire dal 9 aprile 2026 e già presentato in anteprima internazionale al Festival dei Popoli di Firenze, racconta la storia dei suoi abitanti: chi è rimasto nonostante tutto, chi ha deciso di tornare, e chi — come lo stesso regista — ha scelto di restare a costruire una nuova vita tra i vicoli di pietra e le colline maremmane.
Al centro della narrazione c’è la trasformazione del borgo: case abbandonate che si riaccendono, terre dimenticate che tornano a produrre grano, olio e vino, grazie a nuovi progetti agricoli come il Podere Sequerciani, avviato con tecniche biodinamiche. I rapporti tra gli anziani residenti, i giovani, i nuovi arrivati e i “forestieri” che decidono di radicare qui la loro vita si intrecciano in un racconto di comunità autentica.
Non si tratta di un semplice documentario “di luogo”, ma di una testimonianza di come la cooperazione, l’attaccamento alla terra e una visione condivisa possano restituire dignità e speranza a un territorio che sembrava segnato dalla crisi demografica e economica. Tatti diventa così simbolo di una Maremma che non si arrende, trova nuovi modi di vivere e si racconta attraverso il linguaggio universale del cinema.

