A Verona prosegue fino a domani 1 febbraio l’edizione 2026 di Amarone Opera Prima, l’evento-anteprima dedicato alla degustazione dell’attesa annata 2021 dell’Amarone della Valpolicella, portando sotto i riflettori un vino simbolo della viticoltura italiana e un territorio che non smette di reinventarsi.
Le Gallerie Mercatali di Veronafiere ospitano operatori del settore, appassionati e giornalisti per esplorare le interpretazioni di 67 aziende consorziate, che offrono una panoramica ampia e articolata del nuovo millesimo. Il 2021, segnato da condizioni climatiche impegnative, diventa così banco di prova per misurare resilienza e competenza dei produttori.
Il presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Christian Marchesini, ha sottolineato l’importanza dell’evento come punto di ritorno dopo un intenso 2025 di promozione internazionale, che ha visto i vini della denominazione protagonisti in decine di appuntamenti nel mondo e in Italia. L’obiettivo dichiarato è ora quello di ampliare la percezione di un distretto spesso identificato esclusivamente attraverso il metodo dell’appassimento, per guardare all’insieme dei rituali, dell’artigianalità e della capacità identitaria che definiscono la Valpolicella.
Una delle novità più interessanti di questa edizione è la lettura culturale proposta dal wine educator J.C. Viens, che ha posto l’accento sui vini della Valpolicella non come stili isolati, ma come espressioni di un insieme di rituali coltivati da secoli.
Secondo questa visione, Valpolicella, Valpolicella Superiore, Ripasso, Amarone e Recioto – vini che insieme raccontano la lunga storia enologica del territorio – vanno interpretati come elementi di un sistema culturale e agronomico complesso. Sono i rituali, dalla vendemmia alla messa a riposo delle uve, attraverso tecniche tramandate di generazione in generazione, che tracciano l’identità dei vini e li rendono riconoscibili nel tempo.
In questo senso il Ripasso – spesso etichettato come “baby Amarone” o denominato semplicemente per comodità commerciale – emerge nella sua radice storica: nato come pratica virtuosa della frutta refermentata sulle bucce, testimonia un modo di fare vino nato da necessità, cura e sostenibilità, ben prima che questi concetti entrassero nel vocabolario contemporaneo.
La masterclass inaugurale di Opera Prima ha offerto una riflessione sulla progressiva ridefinizione della piramide qualitativa dei vini valpolicella, mettendo in primo piano il ruolo non solo tecnico, ma culturale della tradizione vinicola. Gli interventi hanno sottolineato come la Valpolicella non sia definita da contrapposizioni stilistiche, ma da un ecosistema coerente in cui ogni vino ha un significato e una funzione all’interno di una lunga storia enologica.
Parallelamente, il dialogo tra vino e altri mondi dell’eccellenza – come la cucina italiana e l’esperienza olimpica, con ospiti di rilievo – arricchisce l’offerta culturale e promozionale dell’evento, rafforzando il legame tra vino e identità italiana contemporanea.
L’edizione 2026 di Amarone Opera Prima prosegue con degustazioni dedicate agli Amarone lover, talk di approfondimento e approfondimenti tematici pensati per esplorare non solo la qualità enologica del millesimo 2021, ma anche il ruolo della denominazione nel contesto internazionale.
In un momento in cui i mercati internazionali sono sempre più competitivi e i consumatori richiedono storie autentiche oltre alla mera tecnica, la Valpolicella punta a raccontarsi attraverso la complessità e l’identità dei suoi vini, trasformando ogni bottiglia in una narrazione viva e culturalmente radicata.

