Nel cuore sud-orientale della Champagne, laddove la Côte des Bar si fonde con suggestioni borgognone, sorge il borgo viticolo di Les Riceys — l’unica località della regione ad accogliere tre denominazioni (Champagne, Coteaux Champenois e Rosé des Riceys) — un vero scrigno enologico di singolare prestigio.
È proprio in questo scenario che il Domaine Alexandre Bonnet, facente parte del gruppo Lanson-BCC dal 1997 e titolare di circa 47 ettari vitati a Les Riceys, ha recentemente annunciato il lancio di due cuvée di riferimento: Les Contrées – 7 Cépages e Les Contrées Rosé de Macération. Queste nuove creazioni incarnano la volontà della Maison di esprimere al massimo il terroir del Cru e di recuperare varietà storiche ormai rare.
Les Contrées – 7 Cépages è un assemblaggio audace che raccoglie sette vitigni champenois (Pinot Noir, Meunier, Chardonnay, Pinot Blanc “Blanc Vrai”, Arbane, Petit Meslier e Pinot Gris o “Buret”) coltivati in una stessa parcella (“Contrée”). L’ambizione è restituire la complessità territoriale del suolo di Les Riceys, accogliendo sia i vitigni “classici” che quelli minori, spesso relegati ai meandri della memoria ampelografica.
La seconda creazione, Les Contrées Rosé de Macération, adotta un metodo di vinificazione in rosso (saignée) su Pinot Noir: una scelta coraggiosa per l’ambiente spumantistico, mirata a valorizzare la struttura varietale e la profondità minerale del territorio. Questa cuvée, secondo alcune fonti, fa riferimento all’annata 2019.
Nelle vigne, situate a circa 250 metri di altitudine su suoli misti di marne e calcare giurassici (kimmeridgiani), il Domaine applica un mosaico di contrade (“Contrées”) che esaltano microclimi e differenze pedoclimatiche con la massima trasparenza.
Da tempo il Domaine segue pratiche agricole sostenibili: vendemmia rigorosamente manuale, rinuncia ai diserbanti, semina di prati melliferi, piantumazione di alberi da frutto e tartufo, e, fin dal 2015, certificazioni ambientali come la HVE (Haute Valeur Environnementale) e VDC (Viticulture Durable Champagne).
In cantina, l’approccio privilegia metodologie delicate: pressature lente, decantazioni statiche, qualche fermentazione malolattica naturale, bassi dosaggi (Extra-Brut) e lunghi affinamenti sulle fecce. L’obiettivo non è lo stile uniforme, bensì il dialogo diretto con il terroir — uno champagne che “ascolti la vigna” piuttosto che imporre un modello standardizzato.
Les Riceys è una località con radici profonde: già nei secoli passati era apprezzata per i suoi rosati fermi e per i vini rossi che oltrepassavano i confini della regione. Il Rosé des Riceys, spesso associato al gusto borghese più austero, affonda le sue radici in una storia che narra la convivenza tra Champagne e Borgogna.
L’iniziativa del Domaine Alexandre Bonnet si inserisce in un contesto di rinnovamento nel panorama champenois: le grandi maisons e i vignaioli indipendenti stanno oggi riscoprendo l’importanza del valore terroir e dell’identità varietale. In un’epoca in cui molte cuvée tendono all’omologazione gustativa, raccontare territori rari e marginali diventa un atto di coraggio.

