In italiano si chiama semplicemente olio extravergine d’oliva, ma per chi vive e ama la cucina del Bel Paese è molto di più: è un simbolo profondamente radicato della nostra identità gastronomica. Secondo una recente indagine condotta da Nomisma su 2.000 consumatori, l’extravergine si colloca stabilmente al terzo posto tra i simboli della cucina italiana — subito dopo pasta e pizza e prima del vino — e lo fa non solo come ingrediente, ma come emblema di stile, salute e territorio.
L’olio EVO è presente nel 96 % dei carrelli della spesa degli italiani, e circa la metà degli intervistati lo considera un prodotto identitario della tavola nazionale. Il primo criterio di scelta per oltre la metà del campione è l’origine: la tracciabilità, le denominazioni e la storia del produttore sono al centro delle decisioni d’acquisto.
Ma la storia dell’olio extravergine affonda le sue radici molto più in là nel tempo. Le prime testimonianze dell’uso dell’olio risalgono a millenni fa nel bacino del Mediterraneo, e già Etruschi e Romani lo avevano reso protagonista dell’economia e delle abitudini alimentari del tempo. Con il passare dei secoli, la coltivazione dell’olivo e la produzione di olio sono diventate espressione del territorio: regioni come Toscana, Puglia, Liguria, Umbria e soprattutto Lazio producono varietà uniche, ognuna con sentori e profili aromatici che raccontano microclimi e tradizioni locali.
Più di un semplice condimento, l’extravergine ha conquistato anche il mondo della salute e del benessere: ricco di grassi monoinsaturi, vitamine e antiossidanti come i polifenoli, è componente essenziale della Dieta Mediterranea — riconosciuta nel 2025 dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità — e associato a benefici per la salute cardiovascolare e metabolica.
Nel piatto, un buon olio EVO traduce in gusto l’essenza delle materie prime: dal fruttato erba tagliata al piccante di oliva appena raccolta, il profilo sensoriale di un olio di qualità può fare la differenza tra un piatto ordinario e uno memorabile. Con processi produttivi che includono raccolta a mano, molitura a freddo e accurate tecniche di estrazione, scegliere un buon extravergine diventa un atto consapevole di valorizzazione della cultura gastronomica.
L’interesse non si limita alla cucina: l’Oleoturismo — esperienze dedicate alle visite nei frantoi, alle passeggiate tra gli uliveti e alle degustazioni — sta crescendo rapidamente, indicando quanto la passione per l’EVO non sia solo alimentare, ma esistenziale.
Insomma, l’olio extravergine d’oliva è molto più che un ingrediente: è un simbolo storico e culturale che racconta il territorio, le tradizioni e l’evoluzione di una gastronomia amata nel mondo. Dal campo alla tavola, dalla ricerca del benessere alla valorizzazione dei saperi locali, l’olio EVO continua a raccontare l’Italia — goccia dopo goccia.

